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Autocrazie, periferie e destra globale: ai Giardini Luzzati un confronto sui nuovi equilibri politici

Martedì 24 marzo alle 17:30 nell’area archeologica dei Giardini Luzzati appuntamento con Enrico Pedemonte, Luca Borzani e Andrea Orlando per discutere dei mutamenti che stanno spostando consenso, linguaggi e potere tra Europa e Stati Uniti

Martedì 24 marzo alle 17.30 i Giardini Luzzati ospiteranno un incontro dedicato a uno dei temi più spinosi e più discussi di questi anni: perché la destra continua a crescere, mentre la sinistra appare sempre più spesso schiacciata sulla difesa dell’esistente. L’appuntamento, organizzato dalla Fondazione Diesse in collaborazione con i Giardini Luzzati nell’area archeologica, metterà al centro il nuovo lavoro di Enrico Pedemonte, “Perché la destra vince. L’internazionale reazionaria e la sinistra dello status quo”.

A confrontarsi con l’autore saranno Luca Borzani per la Fondazione Diesse e Andrea Orlando, consigliere regionale del Partito Democratico, con il coordinamento di Anna Colombo dell’associazione Liguria Insieme. Il cuore della discussione ruoterà attorno a domande che attraversano ormai tutto l’Occidente e che toccano politica, società e cultura: perché avanzano le autocrazie, perché le periferie e i ceti meno abbienti votano sempre più spesso a destra e perché, al contrario, i centri urbani e i settori più istruiti tendono a collocarsi in un campo progressista.

Il saggio di Enrico Pedemonte prova a leggere questi spostamenti come il risultato di una battaglia culturale lunga, profonda e tutt’altro che improvvisata. Nel racconto dell’autore, la nuova destra internazionale, da Donald Trump a Viktor Orbán, da Marine Le Pen a Giorgia Meloni, è riuscita a costruire un immaginario capace di intercettare paure, frustrazioni e bisogni reali, soprattutto in quelle fasce sociali che un tempo guardavano a sinistra. Il punto, secondo questa analisi, è che le idee attecchiscono quando trovano un terreno sociale disposto a riconoscersi in esse, e oggi quel terreno si è spostato.

Nel volume viene ricostruito anche il modo in cui il pensiero conservatore ha rielaborato strumenti culturali e categorie che per lungo tempo erano stati associati al campo progressista. C’è poi un passaggio importante sul distacco tra la sinistra e il suo storico radicamento popolare, un processo che l’economista Thomas Piketty ha definito come l’ascesa della “sinistra dei bramini”, cioè di una sinistra sempre più legata ai ceti istruiti e sempre meno capace di rappresentare il disagio materiale e il conflitto sociale.

La riflessione di Pedemonte attraversa anche i tre grandi movimenti che hanno trasformato il mondo negli ultimi quarant’anni, la globalizzazione, l’aumento delle migrazioni e la rivoluzione digitale, letti come fattori che hanno ridisegnato il paesaggio politico e sociale. In questo scenario, la destra viene spesso percepita come una forza che rompe gli equilibri e promette cambiamento, mentre la sinistra finisce per apparire come il presidio di un ordine esistente che molti avvertono come ostile o distante.

Genovese, laureato in Fisica e giornalista di lungo corso, Enrico Pedemonte ha alle spalle un percorso professionale che lo ha portato dal Secolo XIX a Repubblica e all’Espresso, di cui è stato anche corrispondente da New York, fino alla direzione di Pagina99. Negli anni ha lavorato soprattutto su politica internazionale, economia e, più recentemente, sull’impatto sociale delle tecnologie digitali. Tra i suoi titoli più noti ci sono “Paura della scienza”, vincitore del Premio Benedetto Croce per la saggistica, e “La fattoria degli umani”, oltre a due romanzi pubblicati negli ultimi anni.

L’incontro ai Giardini Luzzati si annuncia quindi come un’occasione per provare a leggere il presente senza slogan e senza scorciatoie, entrando dentro una domanda che continua a pesare sul dibattito pubblico: come mai, in un tempo segnato da crisi, disuguaglianze e incertezze, la destra riesce a presentarsi come il campo del cambiamento e la sinistra come quello della conservazione.


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